HAMNET| Recensione

Ci sono film che si limitano a raccontare una storia e altri che riescono a trasformare il dolore in esperienza condivisa. Hamnet appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. È un film che entra lentamente, quasi in punta di piedi, e poi resta addosso, scavando con una forza emotiva rara. Già ora si può dire che sarà uno dei film più importanti del 2026, se non il migliore.

Alla regia c’è Chloé Zhao, che conferma ancora una volta una sensibilità fuori scala. Zhao non sbaglia un colpo: il suo cinema è fatto di silenzi, sguardi, attese, e qui raggiunge una maturità impressionante. La macchina da presa non giudica, non consola, non cerca scorciatoie emotive. Osserva il dolore, lo accompagna, lo lascia respirare. Ed è proprio questa scelta a rendere Hamnet così devastante.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell e racconta una storia vera ma anche romanzata: la morte prematura di Hamnet, figlio undicenne di William Shakespeare e di sua moglie Agnes (Anne), avvenuta nel 1596. Ma Hamnet non è un semplice racconto storico né una biografia mascherata. È, prima di tutto, un’indagine profonda e lacerante sull’elaborazione del lutto, vissuta da due genitori che affrontano la stessa perdita in modo diverso, ma uniti da un amore assoluto.

Il dolore, qui, non è mai spettacolarizzato. È quotidiano, fisico, persistente. Ti spezza, ti cambia, e ti costringe a ridefinire il senso stesso della vita. Il film esplora come questa tragedia familiare abbia alimentato, in modo sotterraneo e inevitabile, la nascita di Amleto, trasformando la perdita in memoria e la memoria in arte.

Il cast è semplicemente clamoroso. Paul Mescal costruisce una performance in costante crescendo, trattenuta e dolorosa, fino a un finale che colpisce dritto allo stomaco. Il suo dolore è silenzioso, stratificato, incapace di trovare pace. Accanto a lui, Jessie Buckley offre una prova devastante: il cuore del film. La sua interpretazione è pura carne viva, un dolore che pulsa in ogni gesto, in ogni sguardo. È una performance che non teme il confronto con le più grandi e che profuma inevitabilmente di Oscar.

Menzione speciale, doverosa, per Jacobi Jupe, una rivelazione assoluta. La sua presenza è magnetica e disarmante, capace di oscurare la maggior parte degli attori in circolazione. Ogni scena che lo vede coinvolto è carica di una delicatezza e di una forza che restano impresse ben oltre i titoli di coda.

Hamnet è un film che parla di vita e di morte senza mai essere retorico. È un racconto sull’assenza, su ciò che resta, su quella forza vitale che le persone amate continuano a lasciarci anche quando non ci sono più. È una storia che spezza, emoziona, fa riflettere e accompagna lo spettatore ben oltre la sala.

Se avete la possibilità di vederlo al cinema, fatelo. Fatevi questo regalo. Perché film così non capitano spesso. E quando arrivano, vanno accolti fino in fondo. 

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Raf.

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