Affrontare Cime tempestose significa misurarsi con uno dei testi più radicali e disturbanti della letteratura ottocentesca. Il nuovo adattamento firmato da Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi, sceglie consapevolmente di non essere una trasposizione fedele, ma una rilettura estetica e contemporanea.
Una scelta legittima, ma non priva di conseguenze.

Dal punto di vista puramente tecnico, il film è impressionante.
La regia di Fennell è elegante, rigorosa, attentissima alla composizione dell’immagine. La fotografia costruisce quadri pittorici di grande impatto visivo, dove luce, colori e spazi diventano veri strumenti narrativi.
Ogni inquadratura è pensata, calibrata, mai casuale. È quel tipo di cinema in cui la forma domina il racconto, e in questo senso Cime tempestose è un film che ambisce apertamente ai massimi riconoscimenti tecnici. Su questo piano, è difficile muovere critiche.
Il problema emerge nel confronto con Cime tempestose.
Il romanzo di Emily Brontë è un’opera aspra, violenta, moralmente scomoda. I suoi personaggi non chiedono empatia, ma la negano. Sono mossi da passioni distruttive, spesso respingenti, e proprio per questo profondamente umane.
Il film, invece, sceglie di smussare quella ferocia.
La brutalità emotiva viene filtrata da un’estetica controllata, quasi levigata. Il caos passionale del libro si trasforma in ordine visivo. Il conflitto perde parte della sua forza disturbante per diventare contemplazione.
Non è un errore ingenuo: è una scelta precisa. Ma è anche il punto in cui l’adattamento si allontana maggiormente dalla sua matrice.

Se l’immagine convince, la parola fatica.
I dialoghi risultano spesso poco incisivi, a tratti eccessivamente moderni, altre volte fin troppo esplicativi. Mancano quella violenza verbale e quella tensione emotiva che nel romanzo rendono ogni scambio un campo di battaglia.
Il risultato è uno scollamento evidente tra ciò che il film mostra — potentissimo — e ciò che i personaggi dicono, che raramente raggiunge la stessa intensità.
Margot Robbie e Jacob Elordi offrono interpretazioni magnetiche, più fisiche che psicologiche. I loro personaggi vivono soprattutto attraverso lo sguardo, il corpo, la presenza scenica. È coerente con l’impostazione del film, ma contribuisce a rendere il racconto più simbolico che emotivamente travolgente.
L’atmosfera resta uno dei punti di forza: cupa, malinconica, sospesa. Un romanticismo oscuro che seduce, anche quando non coinvolge fino in fondo.

Pregi
• Fotografia straordinaria
• Regia elegante e controllata
• Grande coerenza stilistica
• Forte impatto visivo
• Interpretazioni carismatiche
Difetti
• Scarsa fedeltà allo spirito del romanzo
• Dialoghi deboli
• Emozione spesso più suggerita che vissuta
• Poca audacia narrativa

Il Cime tempestose di Emerald Fennell è una rivisitazione che ci può stare, ma che non pretende — e forse non vuole — essere fedele. Non osa davvero fino in fondo sul piano narrativo, preferendo rifugiarsi nella perfezione formale.
Resta un film affascinante, elegante, divisivo.
Un’opera che non travolge come il romanzo, ma che regala allo spettatore una storia su cui riflettere, più che da sentire.
Un cinema che guarda, prima ancora di raccontare.
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Raf.
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